La morte di Michele Turco non è soltanto una tragica notizia di cronaca. È una vicenda che colpisce profondamente chi si occupa di territorio e di mobilità dolce perché segna la scomparsa di uno degli ultimi custodi di una tradizione millenaria: quella della transumanza. Il pastore, 66 anni, è morto dopo essere stato investito da un’automobile mentre si trovava con il suo gregge lungo la strada provinciale 58, tra Manfredonia e San Giovanni Rotondo, in località Signoritti. L’incidente è avvenuto nelle prime ore del mattino del 3 ottobre, quando Turco, come faceva abitualmente, stava accudendo gli animali. Le sue condizioni sono apparse subito molto gravi e, dopo il trasporto d’urgenza all’ospedale i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Nell’impatto sono rimaste ferite anche altre persone coinvolte e numerose pecore del gregge sono morte. Sulla dinamica dell’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri.
La notizia ha rapidamente attraversato il gruppo di appassionati della transumanza, suscitando commozione e cordoglio. Era considerato uno degli ultimi pastori transumanti del Gargano e una figura simbolica di un mondo antico che ancora resisteva ai cambiamenti della società moderna. La sua vita era profondamente legata ai ritmi della campagna, alle pecore e ai tratturi, i grandi percorsi erbosi utilizzati per secoli dagli allevatori durante gli spostamenti stagionali delle mandrie e dei greggi. In particolare utilizzava il tratturo Foggia-Campolato, un ruolo che negli anni gli aveva conferito un valore simbolico per l’intero patrimonio culturale della Capitanata.
“Michele Turco, un amico carissimo, un fratello, lascia un vuoto incolmabile, – così lo ricorda Michele Pesante presidente dell’Associazione Tratturi e Transumanze che ha sede a Foggia. – Io e tanti altri ricorderemo sempre la sua grande disponibilità, la sua generosità nell’accogliere gli appassionati della natura e nel condividere con tutti le sue meravigliose transumanze. Ricorderemo la sua casa, sempre aperta, insieme alla sua splendida famiglia, per accogliere tutti coloro che partecipavano alle sue transumanze con le pecore. Sono ricordi indimenticabili, momenti che resteranno per sempre nei nostri cuori.”
Con lui se ne va un uomo che aveva dedicato l’intera esistenza al proprio lavoro, ma anche una testimonianza vivente di una cultura che ha contribuito a costruire l’identità del Gargano e della provincia di Foggia. In un tempo in cui molte tradizioni rischiano di scomparire, il suo ricordo resta legato a quel paesaggio fatto di pascoli, greggi e tratturi che per secoli ha raccontato la storia dell’Italia meridionale.