Novità positive nel Codice della Strada per la mobilità attiva. Ma adesso serve il regolamento del MIT

Novità positive nel Codice della Strada per la mobilità attiva. Ma adesso serve il regolamento del MIT

600 300 Agnese Amato

Con la Legge 120 dell’11 settembre 2020 sono arrivate diverse novità positive di modifica del Codice della Strada. Ma adesso servono 60 giorni (metà novembre 2020)perché venga emesso  il Regolamento dal MIT di Aggiornamento, per consentire ai comuni di applicare le nuove norme. “Questo ci preoccupa – ha dichiarato Anna Donati, portavoce dell’Alleanza Mobilità Dolce – perché i tempi si allungano e perché i ministeri non sono mai stati molto propensi alle innovazioni a alla mobilità attiva”.

All’articolo 49 della Legge 120/2020 sono state aggiunte diverse modifiche al Codice della Strada che vanno nella giusta direzione a tutela e promozione della mobilità attiva piedi ed in bicicletta.  Questo è il risultato della pressione e delle proposte degli assessori alla mobilità delle città italiane raccolte da ANCI e inviate al MIT ed in Parlamento. E anche dell’azione delle associazioni per la mobilità ciclistica e la tutela per l’ambiente, che da anni premono e fanno proposte in questa direzione a sostegno della Mobilità Dolce ed attiva, tra cui l’Alleanza Mobilità Dolce.

Certo a fronte di cose positive altre sono più debole e non risolutive ma la direzione è giusta. Il pacchetto a tutela dei ciclisti prevede l’introduzione della ‘strada urbana ciclabile’ a carreggiata unica – con banchine pavimentate e marciapiedi, con limite di velocità non superiore a 30 km/h – definita da apposita segnaletica verticale e orizzontale, con priorità per le biciclette.

C’è la novità del ‘doppio senso ciclabile’  – ma non è scritta in modo adeguato -su strade cittadine ove il limite massimo di velocità sia inferiore o uguale a 30 km/h ovvero su parte di una zona a traffico limitato, le biciclette potranno circolare anche in senso opposto all’unico senso di tutti gli altri veicoli, lungo la corsia ciclabile per doppio senso ciclabile presente sulla strada stessa. La facoltà può essere prevista indipendentemente dalla larghezza della carreggiata, dalla presenza e dalla posizione di aree per la sosta veicolare e dalla massa dei veicoli autorizzati al transito. Nascono le ‘corsie bici-bus’ purché non siano presenti binari tramviari a raso e a condizione che il modulo delle strade non sia inferiore a 4,30 m.  Per gli accertatori della sosta: viene rivista la normativa, con luci e ombre e vedremo come si applicherà.

Viene introdotto il concetto di strade scolastiche: grazie alla riforma si colma anche su questo aspetto un vuoto normativo, perché ora la volontà delle amministrazioni locali di limitare o addirittura escludere circolazione, sosta e fermata alle auto negli orari di ingresso e uscita dalle scuole trova un chiaro inequivocabile riscontro nel Codice.  Anche se non sembra un obbligo e quindi suona un po’ debole e dipenderà come al solito dalla volontà delle amministrazioni

Ecco alcuni punti salienti del provvedimento:

  • Strade urbane a priorità ciclabile: viene introdotta questa nuova tipologia di strade, in cui i ciclisti hanno la priorità nella circolazione veicolare.
  • Zone/strade scolastiche: viene introdotta questa definizione e possibilità di regolamentazione, ed è senza dubbio un buon modo per promuoverle. Però è solo una facoltà per i Comuni, che già a Codice vigente possono istituire ZTL, aree pedonali e altre misure di protezione.
  • Corsia ciclabile, positivo perché viene estesa la possibilità di realizzarle anche alle strade extraurbane. Male perché la definizione viene modificata e pasticciata, diventando più ambigua quanto a promiscuità coi veicoli a motore.
  • Casa avanzata, positivo perché viene aggiunta la possibilità di realizzarla non solo con pista ma anche con corsia ciclabile.
  • Doppio senso ciclabile: il testo non è molto utile perché è stato completamente snaturato con l’introduzione dell’obbligo di tracciare la segnaletica orizzontale di corsia ciclabile lungo tutto il percorso in doppio senso per le bici. Di fatto, non è più il “doppio senso ciclabile”, come esiste in mezza Europa, ma una “corsia ciclabile controsenso”, però chiamata doppio senso ciclabile, giusto per aggiungere confusione. Si rischia seriamente di mettere “fuori legge” tutte le sperimentazioni già realizzate: Reggio Emilia, Bologna, etc. Resta di positivo che viene data copertura di legge a questa possibilità, pur stravolta, e che è prevista indipendentemente dai paletti in precedenza fissati dai tecnici ministeriali (larghezza minima della carreggiata, assenza di sosta laterale, divieto di transito di mezzi pesanti, etc.).
  • Precedenza ai ciclisti: Positivo perché viene introdotto l’obbligo esplicito e generalizzato di dare la precedenza ai ciclisti che transitano o si immettono sulle strade urbane, che circolano sulle corsie ciclabili, che percorrono la corsia per doppio senso ciclabile.
  • Obblighi dei ciclisti. Viene ribadito e rafforzato l’obbligo per i ciclisti di utilizzare piste e corsie ciclabili quando presenti.

Telecamere per ZTL, aree pedonali: novità positiva perché viene aggiunta la possibilità di controllare e sanzionare automaticamente non solo l’accesso vietato, ma anche la durata di permanenza all’interno e l’uscita; oltre a ZTL, aree pedonali e corsie preferenziali, viene aggiunta la possibilità generica di controllare con telecamere anche altre casi di “accesso o transito vietato”.  Autovelox fissi: una buona misura viene estesa la possibilità di installazione in città, nelle strade di quartiere, interzonali e locali. Male perchè la decisione, anche su queste strade prettamente urbane, rimane del Prefetto, anziché essere del Comune.

Ma adesso serve un Regolamento di esecuzione del Codice della Strada

Il testo approvato prevede che il Ministero dei trasporti debba aggiornare il regolamento per recepire queste novità a livello di normativa secondaria. Due criticità fortissime: si rischia che queste nuove norme restino bloccate a tempo indeterminato e non possano o vogliano essere attuate dai Comuni, in attesa di questo atto attuativo, che dovrebbe arrivare entro 60 giorni, ma sappiamo che nella realtà spesso passano mesi o anni (basta vedere cosa sta succedendo col bonus bici e monopattini).                                                                                                                          Visti i tanti precedenti purtroppo negativi, si rischia che i tecnici ministeriali, investiti di questo potere, in totale autonomia aggiungano vincoli, limiti e condizioni tali da svuotare e rendere nei fatti difficilmente o marginalmente applicabili le nuove norme di legge.

Quindi si tratta di un testo con diverse novità positive ma anche con la preoccupazione che ora al Ministero delle infrastrutture e Trasporti, poco favorevole a queste misure, non venga dato il via libera al Regolamento. Ma tutte le associazioni ambientaliste e della mobilità in bicicletta, tra cui AMODO, saranno vigili perché entro metà novembre il regolamento venga emanato e sia coerente con la protezione della mobilità attiva ed in bicicletta.

Per vedere il testo del provvedimento Legge N. 120 del 11/09/2020 guarda il link  https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/09/14/20G00139/sg