La bici per la ripresa del turismo

La bici per la ripresa del turismo

1024 683 Massimo

di Alessandra Bonfanti

 

La bicicletta è uno dei driver su cui puntare la ripresa del turismo nell’epoca post covid, pronta ad indicare possibilità di proposta anche nella difficile estate del 2020 perché tra le poche forme di low touch tourism, il turismo capace di rispettare i dettami del distanziamento sociale, della sicurezza, della salute e degli spostamenti di prossimità che caratterizzeranno l estate 2020.

Per l’Estate 2020, in previsione di una probabile riduzione del turismo transfrontaliero, l’attenzione si concentra sullo sviluppo e sulle modalità della componente italiana di cicloturisti che è una componente importante del settore. I dati e le proiezioni arrivano dal rapporto di Isnart Legambiente che riporta i dati del 2019 e lancia alcune proiezioni di tendenza per il 2020.

Se i dati relativi allo scorso anno 2019 indicano che il cicloturismo predilige il corto raggio quest anno il turismo sta home avrà la meglio e potrà beneficiare dei molti bacini di provenienza dei cicloturisti italiani che già tendono a muoversi nella stessa area di residenza o, al più, in quelle limitrofe; i turisti in bicicletta in Lombardia ed Emilia-Romagna prediligono destinazioni di prossimità, mentre veneti e toscani arrivano a spingersi a Sud raggiungendo Sicilia e Calabria.

Al netto dei turisti stranieri, i pernottamenti degli italiani hanno raggiunto nel 2019 i 20,5 milioni che potrebbero diventare con i flussi tra gennaio e maggio e quelli delle uscite autunnali quasi 26 milioni di presenze, con una crescita del 26% per il 2020.

Cifre che in soldi si traducono con un giro di affari che nel 2019 hanno generato una spesa complessiva di 4,7 miliardi di euro, pari al 5,6% del totale, di cui 3 miliardi generati dalla componente internazionali dei turisti, quindi una buona quota anche puntando a un solo turismo domestico.

Il rapporto Isnart-Legambiente sottolinea come l’ impatto del cicloturismo possa lievitare ulteriormente soprattutto tenendo conto del peso che può avere sull’economia turistica locale, con alcune regioni che arrivano a un’incidenza del 15-20% sul totale turistico.

Il modello è il Trentino Alto Adige che da solo intercetta quasi un terzo dell’ intero flusso ciclo-turistico , con un giro d’ affari di 1,1 miliardi di euro l’ anno, che diviso per gli oltre 3 mila km di percorsi attrezzati genera un impatto economico pari a 338mila euro per km ciclabile.

Applicando questo parametro di riferimento agli oltre 58 mila km di itinerari cicloturistici, comprendendo ciclabili, ciclo pedonali e ciclovie, l’ impatto economico potrebbe raggiungere volumi cinque volte gli attuali.

Il potenziale di sviluppo è altissimo considerando che al.di.la delle ben strutturate infrastrutture ciclabili del Trentino, che insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, vede transitare quasi il 70% del movimento cicloturistico complessivo, è un’apprezzabile area meridionale, tra Puglia, Calabria e Sicilia e Sardegna, che è interessata da volumi non trascurabili, indicando che anche le aree che non offrono ancora una destinazione ben attrezzata dimostrano un’attrattività riconoscibile.

Questo dato lascia intendere quanto potrebbe essere forte il settore come driver di sviluppo se venissero fatti e programmati investimenti in infrastrutture (es. ciclovie) e servizi dedicati (es. di noleggio)anche in aree ancora non aperte al cicloturismo.

Secondo la ricerca le ciclovie italiane più gettonate sono per bel il 43% del campione la Trieste – Lignano Sabbiadoro – Venezia e la Ciclovia del Garda e a seguire a pari merito la Ciclovia Tirrenica “Liguria-Toscana-Lazio, Ciclovia Adriatica, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese.

Un potenziale enorme, quello della mobilità in bicicletta, che avrà un ruolo fondamentale nell’immediato futuro e che può avere un effetto volano sul settore ciclo-viaggi dalle straordinarie potenzialità in considerazione del contesto paesaggistico e culturale italiano ma anche come economia sostenibile considerando che l utilizzo della bicicletta consente di risparmiare l’emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno.

 

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