Nella Valle del Panaro, tra colline e borghi antichi, le comunità hanno sempre vissuto in simbiosi con ciò che le circonda, con la stessa attenzione di chi accudisce un fiōl (bambino) o un zermòi (germoglio). Gesti ripetuti da generazioni, scanditi dal ritmo delle stagioni, hanno dato vita a tradizioni che sanno di sacro e di profondamente saggio. La cura dei campi e dei vigneti, la salvaguardia dell’acqua e dei boschi raccontano un legame profondo con la terra, in cui il lavoro quotidiano diventa rito e la fatica si mescola alla preghiera.
Ancora oggi, in certe mattine d’inverno, la nebbia avvolge i filari come un respiro antico, mentre il suono lontano di un trattore sembra il rintocco di una campana. E nelle sere d’estate, sotto un cielo immenso, le voci di chi vendemmia si intrecciano ai racconti di chi c’era prima, come un’eco che continua a risuonare nel tempo.
Custodire questa eredità non significa solo conservarla, ma farla evolvere, imparando a vedere nella saggezza del passato una bussola per il futuro. Oggi, più che mai, è fondamentale promuovere pratiche sostenibili e valorizzare le risorse locali, per restituire alla terra ciò che ci ha donato.
Durante questa tappa del Festival IT.A.CÀ, ci immergeremo nelle storie di chi, ogni giorno, protegge e rinnova l’anima della Valle del Panaro. Attraverso passeggiate naturalistiche, incontri con agricoltori, laboratori artigianali e degustazioni di prodotti tipici, scopriremo come il futuro possa nascere proprio da quei gesti antichi, semplici e necessari.
Ricordando sempre che “Al mánd an n-è brîśa nōster,a l-avám tôlt in prēst dai nōster fiô” Ogni nostra azione diventa un tassello nella costruzione di un domani più consapevole, in armonia con la natura e con chi verrà dopo di noi.
Qui il programma dell’appuntamento
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