Il Turismo Ferroviario rilancia l’economia dei territori

Il Turismo Ferroviario rilancia l’economia dei territori

960 640 Agnese Amato

Ottimo successo del webinar AMODO, FIFTM e Fondazione Pozzo del 22 ottobre 2020 su “Ferrovie turistiche e ferrovie locali: la mobilità dolce per una ripartenza green”. Molti gli interlocutori presenti e confronto utile per ripartire dopo la pandemia: il trasporto ferroviario deve essere la spina dorsale del trasporto a cui connettere attraverso le stazioni le altre modalità di mobilità dolce, come cammini e ciclovie, il sistema di accoglienza, servire le aree interne e il turismo.  Quindi un Progetto Paese di sostegno alle aree interne, verso la mobilità e il turismo sostenibile.

Il Covid ha di fatto bloccato l’anno delle Ferrovie Turistiche. AMoDo, la rete di oltre 40 associazioni unite per promuovere la mobilità più sostenibile, insieme a FIFTM e Fondazione Pozzo, rilancia il progetto e chiede al Governo maggior attenzione ad un settore che consente di promuovere il turismo slow, integrato con altre forme di mobilità dolce come cammini e bicicletta, nei territori italiani e quindi la loro ripartenza economica.

In Italia si contano 2.754 km di ferrovie sospese al trasporto passeggeri. Di queste, 1.389 km hanno un servizio turistico solo a richiesta, su tratte parziali e solo tramite prenotazione di gruppi. I restanti 1.365 km, circa la metà del totale, sono linee sospese o interrotte. Questo è lo scenario, presentato da Massimo Ferrari, presidente Assoutenti UTP – che viene fuori dal webinar “Treni turistici e ferrovie locali: la mobilità dolce per una ripartenza green”, organizzato da AMoDo, FIFTM e Fondazione Cesare Pozzo.

“Abbiamo assistito – dichiara Alberto Sgarbi, presidente FIFTM – ad un coinvolgimento ed alla partecipazione dei più importanti soggetti istituzionali, del mondo associativo ferroviario e delle altre organizzazioni di valorizzazione territoriale. Le leggi 128/2017 e 71/2019 sono il punto di riferimento per il riconoscimento legislativo e normativo del concetto di ferrovia turistica e dei treni turistici e, grazie a queste due leggi, è iniziato un percorso condiviso per muovere i primi passi. Rilevante anche l’impegno del Gruppo FS, con investimenti da parte di RFI e Fondazione FS su linee e rotabili, che hanno permesso la riapertura di circa 600 km di linee”.

“Purtroppo – ha dichiarato Stefano Maggi, presidente della Fondazione Pozzo – il Covid ha bloccato tutto, perciò dobbiamo lavorare per il 2021, puntando a mantenere alta l’attenzione del Governo sul tema, per il Piano di Spesa Recovery Fund e il nuovo Contratto di programma di RFI, perché il trasporto ferroviario è essenziale per ridurre le emissioni di gas serra come prescrive il Green Deal europeo”.

AMoDo, FIFTM e Fondazione Pozzo nel lungo termine, lanciano così la loro proposta all’esecutivo, come ha dichiarato Anna Donati, portavoce AMODO: linee e treni turistici devono essere riconosciuti come attività stabile delle ferrovie e vanno inseriti sia nel Contratto di programma tra ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e RFI, nei contratti tra regioni e Trenitalia, e l’individuazione di risorse proprie da destinare da parte delle amministrazioni regionali.

Non mi piace parlare di occasione davanti a 36 mila morti – dichiara Lorenza Bonaccorsi, sottosegretaria al turismo del MIBACT – ma le difficoltà dovute alla pandemia hanno fatto emergere alcune negatività del nostro turismo e ci hanno indicato che forse il modello pre-covid, non era il più congeniale. Ad esempio, l’impatto eccessivo sulle zone più fragili del Paese come i centri storici. Dobbiamo perciò pensare ora ad un modello economico di turismo che vesta meglio sui nostri territori, sul nostro immenso patrimonio artistico. Non abbiamo bisogno di rincorrere modelli di altri Paesi.

Luigi Cantamessa, direttore Fondazione Fs e consigliere del Ministro Franceschini, spiega a sua volta che l’estate ha visto una ripresa del traffico turistico ma non ancora sufficiente a coprire tutti i costi di gestione. Il problema secondo Cantamessa è anche nel rapporto tra Stato centrale e Regioni: “è lo Stato che deve riprendere la regia centrale del trasporto ferroviario turistico. Il quadro normativo invece deve tener presente cosa succede linea per linea, cosa accade in ogni Regione”.

Intervenuti anche Carlo Poledrini, direttore Arst ed esponente di ASSTRA, che ha lanciato cinque proposte per consolidare i treni turistici con un’agenda al 2030 di investimenti e regole. Enrico Pujia, direttore Infrastrutture ferroviarie del MIT, ha fatto il punto sull’attuazione normativa della legge 128 del 2017 a cui manca il DM sulle 18 linee turistiche e quelli successivi di ampliamento, così come si è impegnato ad approfondire la sperimentazione del ferrociclo già previsto dalla legge 128/2017.

Molto interessante anche la relazione di Sara Venturoni, Direttore Stazioni RFI che ha illustrato – slides alla mano – come le stazioni delle ferrovie italiane siano molti capillari e vicine a cammini e ciclovie, quindi l’intermodalità dolce può essere promossa con una rete adeguata di investimenti  di servizi per l’accoglienza e l’intermodalità dolce. E questo vale non solo per le aree urbane e le città ma anche borghi ed aree interne sono attraversate da numerose stazioni e reti ferroviarie locali.

Al dibattito on line hanno partecipato anche l’on.le Diego de Lorenzis, che ha assicurato il suo impegno per il Recovery Fund destinato anche a questi obiettivi, Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente e ideatore del Rapporto Pendolaria, ha ricordato l’impegno dell’associazione per la riapertura delle ferrovie sospese ed il potenziamento del trasporto locale, elemento strettamente connesso alle potenzialità delle ferrovie turistiche ed ai servizi ferroviari nelle aree a bassa densità del paese. Ultimo Intervento, quello di Giada Maio di ANCI che ha richiamato l’impegno delle città e dell’associazione per la mobilità sostenibile, la riforma del codice della strada e il sostegno ai paesi e piccoli borghi, che sono un patrimonio prezioso dell’Italia.

AMoDo ha anche puntato i riflettori su quella fetta di patrimonio fatto di paesaggi e piccoli borghi che gravitano attorno alle ferrovie storiche locali, sospese o dismesse, e che se ripristinate, potrebbero diventare una fonte di ricchezza, sia perché stimolerebbe la nascita di nuove economie locali, sia per il riuso delle infrastrutture ma anche per la riconversione del patrimonio immobiliare abbandonato.