FUTURO SOSPESO: 38 STORIE DI FERROVIE CHIUSE DA RIATTIVARE IN ITALIA

FUTURO SOSPESO: 38 STORIE DI FERROVIE CHIUSE DA RIATTIVARE IN ITALIA

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Lo scorso 20 maggio AMODO e alcune associazioni della sua rete, tra cui Legambiente, Kyoto Club, FIFTM e Assoutenti/UTP, a seguito di una campagna social coordinata con le associazioni locali del Piemonte e della Valle d’Aosta, hanno organizzato un webinar per parlare della situazione difficile e precaria di un terzo delle ferrovie sospese, abbandonate, non ripristinate, dimesse o chiuse del Piemonte per poi puntare i riflettori sulle tratte ferroviarie sull’orlo dell’oblio di tutto il Paese. Ne è scaturito, quindi, un Dossier 2021 dal titolo “Futuro Sospeso: 38 storie di storie di ferrovie chiuse da riattivare in Italia“.

Qui l’introduzione al dossier scritta da Massimo Ferrari, Presidente Assoutenti/Utp

Negli Anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso molte ferrovie locali vennero chiuse al traffico, ritenendo ormai superata questa forma di mobilità di fronte all’espansione irresistibile del trasporto su gomma. Alcune di quelle scelte sciagurate sono ancora oggi rimpiante, basti pensare a gioielli come la ferrovia delle Dolomiti o la Spoleto Norcia che avrebbero potuto essere valorizzate anche sotto il profilo turistico. L’esperienza dei decenni successivi dimostrò come la soppressione di linee secondarie non era servita a risanare i bilanci delle imprese ferroviarie, mentre i bus sostitutivi non esercitavano alcuna attrazione nei confronti dei potenziali utenti, determinando in molti casi la progressiva dismissione del servizio pubblico.

Nonostante ciò, attorno al 2010 e negli anni successivi, si è assistito ad una nuova ventata di “sospensioni”, determinata stavolta dalla crisi economica e dai parametri rigidi di spesa (condizione oggi fortunatamente superata), che hanno interessato soprattutto alcune realtà, a cominciare dal Piemonte.                                        Altrove, tuttavia, le amministrazioni regionali, a prescindere dal colore politico, hanno considerato le chiusure come temporanee, in attesa di reperire risorse per ripristinare la circolazione dei treni. Così, ad esempio, la Sicilia ha finalmente deciso di riaprire linee come la Palermo – Milo – Trapani (ora inserita nel PNRR) o la Caltagirone – Gela (per la quale dovrebbe essere bandita la gara per la ricostruzione di un viadotto a suo tempo crollato). O il Lazio, che intende riaprire la Formia – Gaeta, dopo mezzo secolo di fermo, o la Priverno – Terracina, interrotta da anni a causa di una banale frana.

Non così il Piemonte, dove, alla giunta Cota, responsabile della “sospensione” di una dozzina di ferrovie per centinaia di chilometri, è succeduta l’amministrazione Chiamparino, di diverso orientamento politico, la quale aveva promesso la riapertura di molte tratte, limitandosi, però, in concreto alla sola Savigliano – Saluzzo, operazione per altro portata a termine senza convinzione al punto di reiterarne poi una nuova sospensione. L’attuale giunta Cirio – ed in particolare il suo Assessore ai Trasporti Gabusi – sembra indisponibile a discutere l’argomento, anche differenziando caso per caso e addirittura osteggia la gestione a fini turistici operata da Fondazione Fs nelle Langhe o a Varallo Sesia.

Abbiamo perciò predisposto questo dossier, enumerando le linee piemontesi tuttora “sospese” ed evidenziandone i motivi che dovrebbero indurre non solo alla conservazione del patrimonio ferroviario ed alla sua valorizzazione ai fini escursionistici, ma anche, nella maggior parte dei casi, alla riproposizione di un servizio ordinario di Tpl, con modalità di esercizio semplificato ed a costi ridotti che le moderne tecnologie rendono ora possibile a differenza di quanto accadeva in passato. Un approccio valido in tutta Italia, ma naturalmente tanto più rilevante in Piemonte in forza del numero di linee sospese, del valore di molti territori attraversati e dell’importanza di alcune località come Casale Monferrato, Varallo Sesia, Saluzzo, attualmente del tutto o in parte deprivate di collegamenti ferroviari essenziali.

E’ una vicenda su cui i riflettori non debbono spegnersi per evitare come scelte discutibili, dettate da motivazioni che poco o nulla avevano a che fare con l’esercizio ferroviario, divengano irreversibili, depauperando un patrimonio di infrastrutture, di storia, di cultura e di mobilità sostenibile cui non vogliamo e non dobbiamo rinunciare.

 

Leggi il Dossier 2021 di FUTURO SOSPESO 

Guarda la presentazione di Giulio Senes, Presidente EGWA

Guarda la presentazione di Achille Chiari, Presidente Ass. Ferrovia Internazionale Torino-Svizzera

 

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