In un tempo segnato da conflitti, chiusure e nuove frontiere, l’edizione 2026 di IT.A.CÀ – Festival del Turismo Responsabile propone il tema Geografie di Pace, invitando a ripensare il modo in cui ci muoviamo, incontriamo l’altro e attraversiamo i territori. Le geografie di pace trasformano i confini da linee di separazione a spazi di relazione, dialogo e conoscenza, restituendo al viaggio la sua dimensione più autentica: un atto di incontro.
La mobilità, sia essa scelta o necessaria, diventa così un gesto profondamente culturale. Mettersi in cammino significa affermare i propri valori, coltivare curiosità e aprirsi all’alterità. Anche il limite – spesso percepito come ostacolo – può diventare un insegnamento prezioso. Come accade nei sentieri delle aree protette, dove un divieto tutela la vita selvatica, il confine può trasformarsi in uno spazio di immaginazione e rispetto, una soglia che ricorda la sacralità laica dei luoghi.
Il turismo responsabile si inserisce in questa visione come pratica concreta di pace. Non tutto deve essere visto, fotografato o consumato: esistono luoghi che chiedono silenzio, cura e distanza. Attraversare un territorio significa attraversare storie, culture e memorie, riconoscendo la ricchezza delle differenze. Le aree di frontiera, da sempre crocevia di lingue e tradizioni, mostrano come l’incontro generi identità nuove e dinamiche.
In questo scenario il viaggio diventa un atto di relazione. Ogni persona in movimento può essere un ponte tra culture, contribuendo a diffondere una cultura dell’ascolto e dell’accoglienza. Le comunità locali non sono semplici destinazioni, ma protagoniste che custodiscono e interpretano i propri luoghi, rafforzando il senso di appartenenza e promuovendo forme di sviluppo più giuste e sostenibili.
La parola chiave dell’edizione 2026 è cura: dei luoghi, delle relazioni, delle persone. Prendersi cura significa osservare con attenzione, ascoltare con rispetto, lasciarsi trasformare dall’incontro. Con questo spirito, IT.A.CÀ invita a esplorare geografie di pace attraverso esperienze che uniscono viaggio, cultura, cittadinanza attiva e trasformazione sociale. I sentieri del festival – trekking, cicloturismo, cammini lenti – diventano percorsi di senso, capaci di generare comunità più aperte e inclusive.
Le geografie di pace non sono mappe da contemplare, ma itinerari da costruire insieme, passo dopo passo, relazione dopo relazione.
La prima tappa è prevista il 21 giugno a Spilamberto, Savignano sul Panaro, Guiglia e Castelvetro di Modena in Emilia-Romagna.